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1 luglio 2006

Semifinale

 
Italia-Ucraina: 3-0
 
Semifinale: è festa Italia
 
Martedì semifinale di lusso con i tedeschi padroni di casa
  
 
Semifinale: è festa Italia
 
 
 Martedì sera Italia e Germania si affronteranno per la quinta volta nella loro storia in una fase finale dei Mondiali, con un bilancio nettamente favorevoli agli azzurri, forti finora di 2 vittorie (una ai supplementari) e 2 pareggi. La sfida del Westfalen Stadion di Dortmund sarà la seconda che opporrà le due nazionali in una semifinale. La prima volta su nel 1970, quando venne scritta una delle pagine «storiche» del calcio.
 
...E i tedeschi esaltano l'Italia
 
La Bild parla di bella vittoria, tutti lodano Toni, ma attendono la rivincita mondiale. I giornali spagnoli ed inglesi apprezzano il successo azzurro
 
Spagna '82, l'urlo di Tardelli nella finale mondiale vinta 3 a 1 al Bernabeu

DUSSELDORF (Germania), 1 luglio 2006 - La Germania si risveglia con l'Italia nel fianco. Roboanti i titoli per la squadra di Klinsmann che ha giocato alle 17, e quasi tutti dedicato a Jens Lehmann che ha parato due rigori all'Argentina nella roulette finale. Il titolo più ricorrente? "Danke jens", grazie Jens.
La Bild esalta il ritorno di Luca Toni al gol. "Jetzt Halbifinale gegen Tor-Toni", adesso è semifinale con i gol di Toni, scrive teutonicamente il quotidiano, parlando di "rivincita" del bomber viola. La Bild sottolinea inoltre che la "bella" vittoria dell'Italia è stata dedicata a Gianluca Pessotto.
Gioca con le parole il Dusseldorf Express: "ItalJa", Italia sì, insomma. Ma il tabloid rovina tutto con la consueta retorica, titolando: "Questa volta gli spaghetti ci sono", ricordando pero agli azzurri che l'ultima partita non sarà quella di Berlino, bensì la finale per il terzo posto in programma a Stoccarda. Come dire che il 4 luglio a Dortmund ci sarà solo la Germania, anche se in un riquadro campeggiano due precedenti: il 4-3 di Mexico 70 e il 3-1 di Spagna 82.
Non tutti sono entusiasti e le critiche versog li azzurri non mancano. Il Frankfurter Allgemeine Zeitung commeta con un "I freddi italiani battono i poco ispirati ucraini"; il Berliner Morgenpost titola "L'Italia raggiunge la semofinale senza brillare", mentre Abendzeitung scrive "3-0: ma questi italiani hanno le loro debolezze".




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11 giugno 2006


«Ferrero: lavoro con Amato e Turco per     nuove norme che riducano il danno

Droga, stop subito alla legge»

    
ROMA. Stop al «giro di vite» sulla droga: il governo vuole cambiare la legge Fini-Giovanardi. Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale e neo-titolare del dipartimento sulla tossicodipendenza (prima affidato a Palazzo Chigi) annuncia: «Il nostro obiettivo è rifare la legge, cioè arrivare a una modifica complessiva della normativa che contempli l’abrogazione della legge 49 e ridisegni l’intervento in materia di droghe». E’ quasi pronto un provvedimento che neutralizzi gli effetti delle tabelle sulla tossicodipendenza introdotte dal precedente esecutivo. «Ferrero riferisca in Parlamento le sue proposte», protesta Carlo Giovanardi, autore insieme a Gianfranco Fini delle norme che il nuovo governo vuole modificare.

Il ministro annuncia un «atto che riesca a dare un segnale immediato» il testo su cui sta lavorando insieme ai colleghi della Salute Livia Turco e dell’Interno Giuliano Amato. «Sarà un atto che blocchi quanto avvenuto dopo la pubblicazione delle tabelle - spiega Ferrero - neutralizzeremo gli effetti della legge. Quale atto ancora non sappiamo, ma sarà un provvedimento che pratichi una riduzione del danno rispetto alle norme vigenti». Due i filoni su cui il governo intende muoversi. «Da una parte la netta separazione delle droghe leggere da quelle pesanti - precisa Ferrero -: i giovani non sono consapevoli della pericolosità delle diverse sostanze, come dimostra il dato drammatico dell’aumento del consumo di cocaina. Quindi bisogna fare una distinzione tra le sostanze sia sul piano legislativo sia su quello informativo ».

Secondo passo: «La depenalizzazione del consumo deve accompagnarsi al superamento delle misure amministrative». Insomma, puntualizza Ferrero, «la depenalizzazione del consumo e l’abolizione delle sanzioni amministrative per i consumatori è la condizione per poter costruire un vero confronto sulla pericolosità effettiva delle sostanze e per aprire una discussione seria sugli stili di vita». Il ministro non indica che natura sarà l’atto legislativo allo studio per neutralizzare gli effetti della Fini-Giovanardi, ma ribadisce di «non ritenere opportuno utilizzare strumenti che nei fatti violino la sovranità del Parlamento con metodi che non condividiamo ». E ciò perché «il fine non giustifica i mezzi. Bisogna trovare una strada pulita».

Dura la reazione dell’ex ministro Giovanardi, che invita Ferrero ad andare in Parlamento per discutere alle Camere le sue proposte sulla droga. «Nel frattempo - evidenzia Giovanardi - la legge in vigore, che non sta procurando nessuno degli effetti negativi denunciati a suo tempo dalla sinistra, deve essere applicata per un tempo ragionevolmente lungo per poterne verificare l’efficacia». Con una stoccata finale: «Ferrero spieghi piuttosto al Parlamento perché sta smembrando gli uffici del Dipartimento per le politiche antidroga, impedendogli di svolgere adeguatamente i compiti che l’Italia si è impegnata a svolgere firmando le convenzioni dell’Onu sulla lotta alla droga».

«E’ necessario separare seccamente lo spaccio dal consumo. Verso lo spaccio occorre attuare una strategia repressiva, a partire dal narcotraffico gestito a livello internazionale dalle mafie - ribatte Ferrero -, verso i consumatori occorre invece aprire il dialogo, a partire dalla depenalizzazione delle condotte legate al consumo e dal superamento delle sanzioni amministrative verso i consumatori. Ma perché un ragazzo che si fuma uno spinello deve rischiare la galera o il ritiro della patente?». Un taglio netto con il precedente esecutivo. «Al contrario di quello che ha fatto il governo Berlusconi occorre distinguere nettamente tra droghe leggere e droghe pesanti, smettendola con i polveroni ideologici che non permettono di distinguere l’effettiva grave pericolosità delle droghe pesanti - conclude Ferrero -. Occorre aprire il dialogo così come occorre potenziare l’intervento sul territorio a partire dal potenziamento dei Sert in risorse e personale».

la Stampa




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12 maggio 2006


Morto a 84 anni A.M. Rosenthal, colonna del giornalismo Usa


E' morto ieri all'eta' di 84 anni A. M. Rosenthal, storico direttore del New York Times, premio Pulitzer nel 1960 per le sue corrispondenze sul regime comunista dalla Polonia. Rosenthal due settimane fa subi' un colpo apoplettico da cui non si e' piu' ripreso, ha raccontato il figlio Andrew al giornale.
Nato il 2 maggio del 1922 a Sault Ste Marie, in Canada, da una famiglia ebrea di origini bielorusse, Rosenthal entro' nel giornale nel 1944. Noto come 'Abe', fu accreditato alle Nazioni Unite e successivamente fu corrispondente dall'India e dal Giappone.
Sali' tutti i gradini della carriera giornalistica per diventare redattore capo nel 1969. Nel 1977 divenne direttore e lo fu per nove anni. Nel 1971 ebbe un ruolo importante nella decisione di pubblicare le "Carte del Pentagono", i documenti riservati della Guerra in Vietnam, nonostante i tentativi dell'allora amministrazione Nixon di evitarlo. Ci fu un braccio di ferro che si concluse con una decisione della Corte suprema, che dette ragione al giornale.
Rosenthal fu testimone straordinario della guerra in Vietnam, dello scandalo Watergate, della Guerra Fredda e delle crisi mediorientali. Insieme con un altro mitico direttore, Arthur Sulzberger, contribui' a ridare autorevolezza e solidita' economica alla testata, il cui passaggio alla nuova vesta grafica non fu indolore. Lasciata la direzione nel 1986, Rosenthal continuo' a essere opinionista del giornale fino al 1999.




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9 maggio 2006


Quirinale, Parlamento avvia prima votazione senza intesa

ROMA (Reuters) - Poco dopo le 16,30 è iniziata in Parlamento la prima votazione per l'elezione del Presidente della Repubblica che appare ancora una partita dall'esito incerto.
Dopo aver proposto ieri sera il senatore a vita diessino ed ex presidente della Camera Giorgio Napolitano il centrosinistra ha deciso di votare scheda bianca in attesa, ha detto Romano Prodi, di conoscere la posizione del centrodestra.

La Casa delle libertà vota invece il sottosegretario alla presidenza del Consiglio uscente Gianni Letta.

E' escluso quindi, a meno di clamorose sorprese, che dalla prima votazione possa emergere una fumata bianca.
Nei primi tre scrutinii, infatti, è necessaria una maggioranza di due terzi (673 voti su 1009 aventi diritto).
Dal quarto la maggioranza assoluta, ossia 505 voti. Il centrosinistra ha 540 voti senza contare i senatori a vita e gli indipendenti.
"La scheda bianca e Letta sono due voti che significano attesa. L'intesa ancora non c'è, ma da ieri pomeriggio è iniziato il dialogo", ha spiegato Pierluigi Castagnetti per la Margherita che esprime molta fiducia nella candidatura Napolitano.

Ieri, il fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, ha ancora una volta respinto con decisione l'ipotesi di poter appoggiare un Ds per il Colle.
"La proposta di un politico di un partito della sinistra è semplicemente indecente, al limite dell'emergenza democratica. Una proposta che non dovrebbe essere fatta", ha detto.
Ma Castagnetti avverte che la pregiudiziale anti Ds non può essere accolta dalla Margherita: "Se insistono su questa pregiudiziale non potremo mai accettare la loro posizione. Se lo facessimo non avrebbe senso incamminarsi sulla strada del nascente partito democratico".
Contraria a far confluire il voto del centrodestra su Napolitano anche la Lega che oggi, per bocca del suo capogruppo alla Camera Roberto Maroni, ha fatto sapere che se la Cdl converge su Napolitano "non esiste più".

An e Udc, invece, sembrano più aperte.

Pierferdinando Casini ha detto oggi che non ci sono pregiudiziali nei confronti di nessuno.
Il deputato di Alleanza Nazionale Ignazio La Russa, a pochi minuti dalla prima votazione, assicura di avere ancora speranze che il nuovo capo dello Stato venga eletto con il "metodo Ciampi", ossia con una maggioranza dei 2/3 dei grandi elettori entro domani sera.

UNIONE SU NAPOLITANO ANCHE SENZA VOTI CDL?

La domanda che si fanno tutti in Transatlantico tuttavia è cosa succede se si arriva alla quarta votazione senza intesa. La maggioranza continuerà a sostenere Napolitano o entreranno in gioco altri candidati, tra cui il presidente dei Ds Massimo D'Alema? E in questo caso quale sarà l'atteggiamento del centrodestra?
"Vedremo", si sono limitati a dire Prodi e Berlusconi.
"In quel caso discuteremo", ha detto stamane il neo segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano.
"Candidiamo [Napolitano] per vincere, non per testimonianza", ha detto sempre stamattina il presidente della Margherita Francesco Rutelli. "La Margherita lo sostiene convintamente. E' esponente autorevole dei Ds, ma ancor più uomo delle nostre istituzioni, capace di assicurare un governo del Quirinale che rappresenti tutti".
"Per quanto mi riguarda D'Alema è sempre in pista", ha detto Oliviero Diliberto.




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29 aprile 2006


La seconda carica dello Stato: ''Sarò il presidente di tutti''

Marini presidente del Senato, Bertinotti alla Camera

L'esponente della Margherita nel suo discorso di insediamento ha esordito rivolgendo un pensiero ai nostri militari morti a Nassiriya. Il leader del Prc dedica la sua elezione ''alle operaie e agli operai''



Roma, 29 apr. (Adnkronos/Ign) - Franco Marini è il nuovo presidente del Senato. A tre ore di distanza dall'elezione di Fausto Bertinotti alla Camera, l'esponente della Margherita è stato proclamato con 165 voti, 3 in più rispetto al quorum richiesto. A Giulio Andreotti sono andate 156 preferenze. Una la scheda bianca. Il primo 'atto' compiuto da Marini, subito dopo aver raccolto i festeggiamenti del settore di centrosinistra dell'Aula di palazzo Madama, è stato un caloroso abbraccio con stretta di mano con la senatrice a vita Rita Levi Montalcini, 97 anni, la più anziana del Senato.

Un primo applauso era scattato quando la conta seguita dai parlamentari dell'Unione aveva toccato quota 162 voti e dunque al raggiungimento del quorum, ma il presidente Oscar Luigi Scalfaro era subito intervenuto pregando l'Aula di non interrompere lo spoglio delle schede, peraltro oramai quasi ultimato. Un secondo, più fragoroso applauso, è poi partito proprio al momento dell'abbraccio fra Marini e la Levi Montalcini. Un applauso è giunto anche da Andreotti ma con Marini non c'è stato nessun 'incontro ravvicinato': né breve colloquio, né stretta di mano, né un saluto. Anzi, quando Marini era ancora sullo scranno più alto dell'aula di palazzo Madama, avendo appena terminato il suo discorso inaugurale, Andreotti si è alzato dal suo seggio nella seconda fila centrale e ha lasciato l'assemblea. Un caloroso abbraccio, invece, il neo presidente lo ha ricevuto da Scalfaro, nel momento in cui gli ha ceduto la poltrona di presidente del Senato.

''Il saluto del novizio'' nel suo discorso inaugurale è stato preceduto da un ''pensiero commosso'' per le vittime dell'attentato che giovedì scorso ha colpito il contingente militare italiano impegnato in Iraq e dall'augurio di ''pronta guarigione'' per il maresciallo Enrico Frassanito. Marini si è rivolto così all'Aula di palazzo Madama, riprendendo ''una battuta elegante, simpatica, del presidente Andreotti. Sono novizio per qui dentro, non novizio in generale, ahimé''. Parole che sono servite anche per ammorbidire la tensione accumulatasi tra ieri e oggi durante le varie votazioni e che sono state accompagnate da un ringraziamento e da un impegno rivolto a tutta l'Assemblea.

C'è stato quindi spazio per il grazie a ''tutti coloro che mi hanno attribuito il loro consenso ma anche e sinceramente'' a ''quanti hanno votato per il presidente Andreotti''. Marini ha aggiunto infatti che ''sarebbe non giusto non sottolineare'' che la sua elezione è arrivata prevalentemente ''con i voti della maggioranza politica che ha vinto le recenti elezioni. Ma sarò - ha assicurato - il presidente di tutto il Senato, in un dialogo fermo e mai abbandonato, con grande attenzione e rispetto per le prerogative della maggioranza e per quelle dell'opposizione, come deve essere in una vera democrazia bipolare che io credo di aver modestamente contribuito anche con il mio apporto a realizzare nel nostro Paese''.

L'invito che Marini ha rivolto alle forze politiche perciò è quello di ''saper convergere insieme sulle decisioni e le scelte migliori per il nostro Paese, senza il timore di perdere le nostre identità, che sono un bene prezioso, e le stesse responsabilità che hanno maggioranza e opposizione. Non voglio qui evocare ovviamente intese che non ci sono, ma solo richiamare un più maturo senso di responsabilità e di impegno nella ricerca delle soluzioni più efficaci ai nostri problemi''. Quindi ''il saluto caloroso'' di Marini al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ''garante supremo della Costituzione'', che nel pomeriggio lo ha ricevuto al Quirinale, e al collega della Camera Fausto Bertinotti.

Ripetutamente nei quindici minuti di intervento l'ex segretario della Cisl ha insistito sul richiamo alla coesione e ai valori condivisi. Unico momento di frizione con l'Aula, quando Marini ha citato gli italiani all'Estero e ha rivolto un ringraziamento al ministro Mirko Tremaglia per la battaglia che ha sostenuto per concedere il voto ai nostri connazionali che vivono oltre frontiera. Un riferimento che il centrodestra non ha gradito e dal neo presidente è arrivata una replica: ''Non mi pare adeguata questa ironia perché il ringraziamento è sincero. Infatti, abbiamo realizzato un obiettivo storico importante per il nostro Paese''.

Puntuale il ringraziamento all'immediato predecessore, Marcello Pera, ''con il quale - può testimoniarlo direttamente lui stesso - in questi anni, anche con il carattere tipico della mia Regione, ho avuto scambi, colloqui e simpatia culturale. Quando sarà necessario - ha promesso Marini - non mancherò di bussare alla sua porta per il consiglio che può dare chi mi ha preceduto su questo scranno''.




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19 aprile 2006


Anticipazione in Tv ma il Palazzaccio non conferma

SkyTg24: «La Cassazione conferma l'esito»

ROMA - L'ultima edizione del telegiornale di SkyTg24 ha annunciato che «La Cassazione conferma l'esito delle elezioni» ma non c'è nessuna conferma ufficiale di questa notizia. Sul sito web della Corte suprema si legge infatti che è previsto per solo per le ore 18 «il rilascio di un comunicato stampa con la determinazione delle cifre elettorali nazionali di tutte le liste».


PRUDENZA DI PRODI - «Aspetto le notizie ufficiali, commento solo quelle». Così il leader dell'Unione Romano Prodi ha risposto ai giornalisti, mentre era a passeggio con la moglie Flavia nel centro di Roma, ad alcune anticipazioni circa l'esito dei controlli della Cassazione che confermerebbero la vittoria dell'Unione.

LE CONGRATULAZIONI DI OLMERT
- Una lunga e amichevole telefonata si è tenuta questa mattina tra il Presidente Romano Prodi e il Primo ministro dello Stato d'Israele, Ehud Olmert che ha voluto congratularsi per l'affermazione elettorale del 10 aprile scorso. È quanto si legge in una nota dell'ufficio stampa di Romano Prodi.




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14 aprile 2006



VIMINALE: ERRORE, SCHEDE CONTESTATE SOLO 5.266
 



ROMA (Reuters) - Il ministero dell'Interno ha ridotto a circa 5.000 il numero delle schede elettorali contestate alla Camera e al Senato, in una revisione che, se confermata dalle verifiche in corso presso le corti d'Appello italiane, rende impossibile il ribaltamento della vittoria dell'Unione.

Alla luce dei nuovi dati, il candidato leader del centrosinistra Romano Prodi ha dichiarato chiusa la partita elettorale, invitando gli avversari a riconoscere la vittoria della sua coalizione."La direzione centrale per i servizi elettorali del ministero dell'Interno conferma che il primo, provvisorio calcolo delle schede contestate è frutto di un errore materiale che, per alcune province, ha portato a sommare le 'schede contestate' vere e proprie con le schede 'nulle' o 'bianche'", ha scritto il Viminale in una nota.Secondo la nuova elaborazione, le schede contestate, tra Camera e Senato, scendono a 5.266 dalle 82.850 conteggiate in un primo tempo dal Viminale, il quale precisa che si tratta ancora di dati provvisori, in attesa delle definitive decisioni degli uffici centrali circoscrizionali e degli uffici elettorali regionali.In particolare, per la Camera dei deputati, dove l'Unione ha vinto con un margine ristretto di circa 25.000 voti, la drastica riduzione delle schede contestate a 2.131 da 43.028 rende irreversibile il risultato elettorale.
"E' chiusa la partita, mi fa piacere", ha detto Prodi ai giornalisti uscendo dalla sua casa di Bologna. "Come avevo detto nei giorni scorsi è ora che si riconosca la vittoria, che si chiuda questa strana commedia e si vada avanti così come si deve andare avanti".
"Avevamo ragione noi: la montatura di Berlusconi e Forza Italia è definitivamente smascherata dallo stesso Ministero degli Interni", commenta una comunicato dei Ds. "Ci auguriamo che finalmente il presidente del Consiglio e il suo partito accettino responsabilmente l'esito delle elezioni e non cerchino più di delegittimare il voto degli italiani".

PALMIERI (FI): UTILI LE ULTERIORI VERIFICHE

Antonio Palmieri, il coordinatore della campagna elettorale di Forza Italia ha commentato che la revisione dei dati dimostra come "il conteggio delle schede sia materia molto delicata e sia facile cadere in errori, ragion per cui sono utili le ulteriori verifiche".

Ma intanto dal centrodestra si leva un'ulteriore richiesta. Il ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia ha affermato che il voto degli italiani all'estero è stato contraddistinto da irregolarità, auspicandosi che si possa ripetere.
"Berlusconi in questi giorni sta focalizzando la sua attenzione sui brogli. Io preferisco parlare di irregolarità gravissime", ha spiegato Tremaglia, come conferma un portavoce.

"Secondo l'Aire erano ammessi al voto oltre 2 milioni e 700mila cittadini, ma 228mila e 598 aventi diritto, inseriti negli elenchi, non hanno ricevuto il plico elettorale e non hanno potuto votare. Cioè il 10 per cento degli aventi diritto non ha potuto esercitare il diritto di voto".

Una dichiarazione che ha suscitato "sdegno" nell'Unione, che ha parlato di "un'uscita di scena senza dignità" accusando Tremaglia di aver aderito a logiche di parte. L'Unione ricorda infine che sono state centinaia di migliaia i plichi non consegnati nelle altre tre precedenti votazioni di italiani all'estero (elezioni Comites e referendum su procreazione assistita e articolo 18), e che sono previste procedure di recupero degli elettori che non hanno ricevuto il plico.




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13 aprile 2006


Schede contestate: il riconteggio sposta pochi voti
di red

 Paolo Guzzanti, animatore della famigerata e fortunatamente defunta commissione Mitrokhin, ci ha riprovato. Intervento a gamba tesa sugli scrutatori impegnati nel riconteggio delle schede contestate nella circoscrizione 1 del Lazio. Un rumoroso blitz al seggio, poi una dichiarazione ancor più rumorosa: «Tutte, dico tutte, le schede contestate esprimono soltanto voti sottratti alla Casa della Libertà, sicché il semplice calcolo proiettivo su dimensione nazionale rende perfettamente l'idea di quel che è successo: un furto di volontà popolare a mani basse». O forse un tentativo di lasciare ancora in sospeso, fino all’ultimo momento utile. l’esito del voto. Inutile, perché il riconteggio che ha così sconvolto il deputato azzurro non sposta più di una decina di voti.

A verificarlo sono stati due candidati dei Ds subito accorsi al seggio, Giorglio Mele e Olga D’Antona. Il risultato? «I voti recuperati dalla Cdl nella circoscrizione di Lazio1 – annota il segretario regionale della Quercia Michele Meta - sono 29 e quelli recuperati dall'Unione sono 19. Guzzanti, quindi farebbe meglio a tacere e ad assumere quell'atteggiamento di rispetto per le istituzioni e per l'avversario che caratterizza il comportamento dei parlamentari nelle grandi democrazie europee». I numeri definitivi, in ogni caso, arriveranno non oltre le 22 di giovedì 13 aprile.

Insomma, gli elettori dell’Unione possono dormire sonni tranquilli. Dalle schede contestate non arriverà un ribaltamento dei risultati elettorali. Nella giornata di mercoledì altri allarmi poi rientrati. Come quello sugli scatoloni di schede votate ritrovate vicino a un cassonetto nei pressi di un seggio di Roma: erano qualche centinaia, regolarmente scrutinate e riportavano voti in larghissima maggioranza a favore del centrosinistra. «Nessuna condotta volta ad alterare i risultati elettorali», sentenzia la procura di Roma. Solo incuria.

Gli azzurri protestano anche a Bologna, dove il consigliere comunale Lorenzo Tomassini parla di 131 preferenze per la Casa delle Libertà in più che risulterebbero rispetto al primo computo delle schede. Nessun riscontro e cifre in ogni caso irrisorie.

Cadono infine anche le minacce di Berlusconi sulle irregolarità nel voto all’estero. « Sono state seguite alla lettera le procedure previste dalla legge. Non ci risultano differenze numeriche tra plichi arrivati dai consolati italiani e plichi presi in carico dal seggio allestito a Castelnuovo di Porto».




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8 aprile 2006


 Rischio brogli con il voto elettronico

Secondo la Rosa nel Pugno, lo scrutinio elettronico non costituisce un pericolo per le attuali consultazioni elettorali, ma porrebbe le basi per una futura manipolazione dei voti. Accuse di poca trasparenza.

                                                     


(www.zeusnews.it)  La Rosa nel Pugno invita all'impegno civile con il controllo degli scrutini (nelle sezioni di Lazio, Puglia, Sardegna e Liguria, coinvolte nella sperimentazione del voto elettronico) come rappresentanti di lista. Il governo italiano, con una improbabile procedura d'urgenza e una incredibile spesa di oltre 37 milioni di euro, ha esteso a oltre 12.000 sezioni, per un totale di 11 milioni di voti.

In caso di discordanze tra i due conteggi in parallelo, recita il decreto legge, il presidente del seggio, "senza procedere ad ulteriori verifiche, provvede agli adempimenti previsti dalla legge, tenendo conto dei risultati riportati sulle tabelle di scrutinio cartacee".

Numerose fonti hanno riportato che gli operatori informatici, lavoratori interinali delle società d'informatica coinvolte nella sperimentazione, abbiano ricevuto precise indicazioni di far coincidere comunque, anche in presenza di errori delle procedure elettroniche, i risultati dello scrutinio elettronico con quelli dello scrutinio cartaceo, modificando per esempio i totali e ristampando tutto per rifarlo attestare come conforme dal presidente. Infatti, l'attestazione della conformità dello scrutinio informatico rispetto a quello cartaceo dovrebbe essere una sorta di verifica dell'efficacia della sperimentazione.

L'attuale prevalenza dello scrutinio manuale mette ragionevolmente al riparo queste elezioni da manipolazioni su larga scala dei risultati elettorali attraverso l'uso di strumenti informatizzati.

Ma l'eventuale assicurazione della conformità dei risultati elettronici, realizzata anche a seguito di possibili manipolazioni degli operatori informatici delle aziende fornitrici del servizio, porrebbe le basi per una estensione delle procedure di voto elettronico nelle successive consultazioni, scalzando anche la priorità dello scrutinio cartaceo.

Si pongono così le basi, fasulle, per una prossima estensione del voto elettronico che considerazioni di precauzione imporrebbero di verificare molto più attentamente.

Infatti, né il governo, né le aziende coinvolte nella sperimentazione hanno effettivamente reso trasparente il sistema utilizzato, ad esempio pubblicando il codice sorgente dei programmi realizzati o rendendoli ispezionabili al pubblico. Non si conoscono le procedure di acquisizione dei risultati e se i risultati ottenuti dalle operazioni di scrutinio digitale siano effettivamente, e in che misura, manipolabili dagli operatori informatici.

Nessun confronto è stato cercato dal governo o dalle aziende coinvolte su questi temi lasciando nell'ambiguità una questione così sostanziale per la democrazia di questo paese. Si è agito con una urgenza e una ambiguità chiaramente non compatibile con l'enorme impatto democratico di tali procedure.

Infine, certamente non migliorano il clima di sfiducia nei confronti di queste innovazioni, le indiscrezioni di stampa secondo cui la rilevante commessa per l'introduzione del voto elettronico sia stata assegnata, senza alcuna gara, ad una azienda diretta dal figlio del Ministro degli Interni Pisanu.

La Rosa Nel Pugno invita i cittadini, specialmente chi ha competenze informatiche, di qualsiasi orientamento politico, a vigilare all'interno dei seggi elettorali sperimentali le operazioni di scrutinio digitale e imporre iscrizioni a verbale, o richiedere esplicitamente la dichiarazione di non conformità, ai sensi della legge elettorale, alla minima discrepanza tra i conteggi elettronici e quelli manuali, o in presenza di operazioni sospette da parte degli operatori informatici o dei responsabili delle attrezzature tecniche per il rilevamento dei dati di scrutinio.

Allo scopo è possibile farsi nominare rappresentanti di lista, per il proprio partito - o comunque per la Rosa Nel Pugno, che è disponibile a raccogliere nelle proprie liste degli scrutatori chiunque voglia interessarsi di questa operazione di vigilanza. Essere rappresentanti di lista non implica obblighi di voto per il partito rappresentato.

Per altre considerazioni sul voto elettronico, vi rimandiamo all'articolo di Pier Luigi Tolardo Dubbi sul voto elettronico e ai numerosi commenti dei lettori pervenuti sull'argomento.






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7 aprile 2006

I "coglioni" pesano...

Prodi vincente su Berlusconi
i bookmaker inglesi si schierano
 

 
<B>Prodi vincente su Berlusconi<br>i bookmaker inglesi si schierano</B>


ROMA
  (Repubblica.it)- I bookmaker d'Oltremanica non sembrano avere dubbi: Romano Prodi vincerà le elezioni. A poche ore dalla chiusura di una delle campagne elettorali più accese della storia della repubblica, gli scommettitori di sua Maestà danno poche possibilità di vittoria al Cavaliere.


Secondo Bestbetting, uno dei principale bookmaker d'Oltremanica, puntando sul leader del Centrosinistra si vince 0,23 volte la posta, una miseria. Ma se si vuole tentare il 'colpaccio', allora si può tentare la fortuna con Silvio Berlusconi, e in questo caso la quota balza a 4,3.

Cambiando agenzia la storia non muta. Sportinbet, ad esempio, oggi ha chiuso le scommesse, ma fino a ieri dava Prodi a 1,30 e Berlusconi a 3,80.

Va detto che se siete in Italia collegarsi a questi siti è praticamente impossibile, a patto che non siate dei veri esperti del in grado di aggirare il blocco del Monopolio di Stato: da oltre un mese sono vietati oltre 500 siti di scommesse privi di autorizzazione ministeriale.

Interessante osservare la progressione storica delle quote fornita, ad esempio, da Bestbetting: Prodi è sempre stato un 'cavallo' vincente, ma a febbraio il suo successo veniva dato 'appena' a 0,5, per arrivare tra marzo e aprile fino a 0,24. Di segno diametralmente opposto la 'corsa' del Cavaliere: due mesi fa aveva ancora qualche possibilità di tornare in sella e arrivare a Palazzo Chigi, all'epoca aveva una quota di poco superiore a due volte la posta. Ma da metà marzo è iniziato il declino.

Un punto a suo favore Berlusconi lo ha segnato con l'uscita sull'Ici al termine del confronto tv moderato da Vespa lunedì scorso, in quel momento era ridisceso fino a tre. Ma è stato un episodio isolato. Dal 5 aprile, infatti, ad oggi la quota del presidente del Consiglio ha registrato un'impennata vertiginosa, fino ad arrivare agli attuali 4,3. Nelle scommesse telematiche di Betfair, dopo le polemiche sulle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sugli "italiani non così coglioni" da votare a sinistra il presidente del Consiglio era arretrato di 15 centesimi di punto.
 




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Ultim'ora adnKronos




 Appunti sparsi di un Pennivendolo

Questo è un Blog di appunti sparsi: servono a poco, ma mi divertono. Non ci sono altre ambizioni.
Da un po' di tempo evito di salvare notizie di giornali e agenzie  buttando qui le cose che mi colpiscono. Grazie della visita.



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